Dark Avenger - The Beloved Bones: Hell
In giro da ormai più di 20 anni, i brasiliani Dark Avenger arrivano alla loro quarta fatica discografica con il
nuovo album “The Beloved Bones: Hell”, prima parte di un concept purtroppo incerto vista la prematura
scomparsa del cantante Mario Linhares. Ma concentriamoci sul disco, cercando di mantenerne viva la
memoria.
L’apertura è affidata a un solenne e malinconico violino, a cui si aggiungono presto orchestra e band, per
sfociare nella canzone completa, composta da un solidissimo power sinfonico. “Smile Back to Me” porta
con se gli echi dei nostrani Rhapsody of Fire, soprattutto nella voce di Mario, anche se il sound è molto più
veloce e pesante della band di Straropoli. “King for a Moment” riprende le atmosfere della precedente,
soprattutto nell’incipit, solenne ed epico, in cui fa una comparsa anche del buon growl. Ma la canzone si
trasforma in una traccia lenta e cadenzata, in cui l’orchestra diventa imponente e fondamentale. Ci
spostiamo in Oriente con “This Loathsome Carcass”, traccia molto più lenta e pesante delle precedenti, ma
carica di pathos ed atmosfere calde, grazie soprattutto a una orchestra sempre più importante e alla voce
“arabeggiante” di Mario. Siamo giunti alla quinta canzone del plot, in cui la band mischia sapientemente
diversi generi. In “Parasite” troviamo prog, power e thrash, il tutto mantenuto insieme da una orchestra
questa volta più “nascosta” e dalla voce graffiata del frontman.
Siamo giunti a metà disco, e la band decide di spezzare in due l’ascolto con una power ballad dall’inizio
struggente e toccante, ma che si trasforma in una cavalcata Power old school con delle aperture melodiche
arricchite da dei possenti cori. Non abbiamo tempo di riprenderci che parte subito “Empowerment”, traccia
che, se non fosse per un piccolo intermezzo strumentale con parti elettroniche, passerebbe
tranquillamente inosservata andandosi a “nascondere” dalle altre canzonio del disco, un filler insomma.
Ecco però che la band si riprende con “Nihil Mind”, canzone estremamente catchy e simpatica, con alcune
linee vocali eccezzionali e dei ritornelli molto ariosi e possenti, un insieme che rende la canzone una delle
migliori dell’intero disco. “Purple Letter” però soffre dello stesso difetto di Nihil: una canzone che passa
purtroppo inosservata, senza chissà quali guizzi o idee, andando semplicemente ad aggiungere 6 minuti alla
durata totale del disco.
Siamo giunti alla fine. 2 canzoni ci separano dalla conclusione del disco, e la band decide quindi di calmare
gli spiriti e di rilassarci, lasciandoci un finale calmo e pacato. “Sola Mors Liberati” è una canzone
orchestrale, in cui si avvertono dei leggeri accordi di chitarra in sottofondo, il tutto per sostenere una voce
calda e sognante, che ci accompagna dolcemente a “When Shadow Falls”, canzone acustica che chiude
definitivamente il disco.
Tirando le somme, “The Beloved Bones: Hell” è un ottimo album, carico di ottime idée e dalla passione
strabordante, pur contando la presenza di un paio di fillers (pochi, contando che il disco presenta 11
tracce).
La produzione è cristallina e corposa allo stesso tempo, rendendo giustizia a ogni singolo strumento,
suonato altrettanto bene dai musicisti che compongono i Dark Avenger.
Una delle release più interessanti del 2017.
Rate: 8/10
Tracklist:
1. The Beloved Bones
2. Smile Back to Me
3. King for a Moment
4. This Loathsome Carcass
5. Parasite
6. Breaking Up, Again
7. Empowerment
8. Nihil Mind
9 Purple Letter
10. Sola Mors Liberat
11. When Shadow Falls
A Cura di:
Antonio Rubino


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