Furor Gallico - Songs From The Earth
Cari amici di Heavy
Rock’n Blog, il disco che vi propongo in questa occasione è il
secondo full-lenght dei Furor Gallico, band lombarda nata nel
2007 con l’intento di fondere il Metal alla musica celtica,
raccontando le leggende e le storie della loro terra natia. La loro
prima release risale al 2009, quando la band pubblica la prima demo
“390 b.C. – The Glorious Dawn”, seguito due anni più
tardi dal primo full-lenght “Furor Gallico”, autoprodotto
e auto distribuito. Questo album attira l’attenzione della tedesca
Massacre Records, che ristampa il disco e lo distribuisce nel
globo. Dopo alcuni cambi di formazione (continuati anche dopo), nel
2015 vede la luce il secondo album della band, intitolato “Songs
From The Earth”, distribuito da Scarlet Records. Alla
realizzazione del disco ha lavorato la seguente lineup: Davide
“Pagan” Cicalese (voce), Luca “Oldhan” Rossi
(chitarra e cori), Mattia Pavanello (chitarra), Fabio Gatto
(basso), Mirko Fustinoni (batteria), Paolo Cattaneo
(bouzouki, tin whistles e cornamusa), Riccardo Brumat (violino)
e Becky Rossi (arpa celtica).
Il disco parte
parafrasando il proprio titolo con “The Song of The Earth”:
la pioggia ci accoglie insieme ad una dolce melodia di flauto e
violino, prima di passare alla carica della ritmica metal. Il cantato
si inserisce con un growl deciso, mentre la melodia gioca alla
perfezione con la ritmica. Nella seconda metà il brano ci regala un
deciso rallentamento, un periodo nel quale si inserisce un coro e il
cantato raggiunge note piuttosto elevate in scream. Si passa a
“Nemàin’s Breath” e al colpo di cassa che la apre dando
vita ad un ritmo tribale supportato dal basso. Entra in scena la
cornamusa e il ritmo si alza, portando una gran voglia di ballare.
Bella la collaborazione tra i vari strumenti tradizionali, mentre la
parte metal prosegue incessante, con brevi spezzoni leggermente
influenzati da ritmiche Prog. La seconda parte del brano ci regala un
lungo momento puramente melodico, lasciandoci un momento di serenità
prima del finale in continuo crescendo! Il terzo brano è “The
Wild Jig of Beltaine”: arpa e violino aprono dolcemente le
danze, crescendo in fretta per aprire la strada al ritmo pesante e
cadenzato della batteria. Il cantato è energico e trascinante, anche
nei momenti in cui lo strumentale risulta più calmo. Questa canzone
è il classico riempipista del mondo folk metal, perché risulta
impossibile in sede live non mettersi a ballare sotto al palco, sia
nei momenti energici sia nei momenti più lenti e melodici. Dopo un
primo trittico inglese se ne apre un altro, questa volta in lingua
italiana: una melodia malinconica sopra ad una ritmica intensa apre
“La Notte dei Cento Fuochi”, che continua con la proficua
collaborazione tra gli strumenti tradizionali e quelli dell’era
elettrica. Molto d’effetto il momento melodico con il cantato a far
capolino sottovoce. A completare la magia arriva nel finale il coro,
armonizzato su più parti mononota. Con “Diluvio”
arriviamo al momento più intenso e riflessivo dell’intero disco,
quasi una specie di ballad: la chitarra classica ci accoglie e Davide
si presenta con un cantato clean purtroppo non convincente al 100%.
La sezione ritmica non raggiunge picchi di intensità, lasciando
spazio alle melodie intonate da voce, violino, chitarra flauto e
arpa. Quando aumenta l’intensità del brano, il cantato si fa
leggermente più graffiato risultando totalmente convincente. Dopo il
solo di chitarra ci troviamo ad ascoltare un periodo di metal
abbastanza energico, prima di raggiungere la melodia dolce del
finale. Arriviamo ad una delle canzoni più attese in sede live,
ovvero “Folletto Squass”: ritmica swing per basso e
charleston che apre ad un brano molto cadenzato e che fa venire
voglia di lanciarsi a girare sul posto tenendosi per le braccia. Lo
swing iniziale non è l’unica stranezza in un brano del genere,
infatti troviamo anche un momento con sonorità a metà tra l’irish
e il western e un altro puramente blues, mentre possiamo percepire il
bilinguismo del testo grazie ai momenti dialettali. Torniamo alla
lingua inglese con “Steam Over The Mountain”: chitarra
distorta che apre ad un brano dalle influenze decisamente più Thrash
e Alternative. Viene difficile pensare di essere all’ascolto di un
brano Folk Metal finchè in sottofondo non avvertiamo gli strumenti
tradizionali. Qui troviamo una parte di cantato femminile, quasi
rappato. Sicuramente un brano al di fuori dello standard Folk, ma che
aiuta ad aumentare la varietà del disco. La canzone che ci apre la
strada verso la fine del disco non lascia dubbi già dal titolo,
ovvero “To The End”: ritornano le sonorità puramente
Folk, con violino, arpa e tin whistle a farla da padroni, fino
all’aumento di intensità della batteria e all’ingresso in scena
della chitarra. Bella l’alternanza tra momenti più tradizionali e
corali e altri decisamente più estremi: ad un ascolto distratto
verrebbe da chiedersi se la canzone è finita e iniziata quella
successiva. Il finale è totalmente dedicato agli amanti della musica
celtica: da non perdere. “Eremita” chiude l’album
aprendosi a noi con violino e tin whistle dediti alla melodia
principale, una melodia dalla grande dolcezza che lascia poi il posto
ad una parte più malinconica ed energica, con un cantato che svaria
dal graffiato alle timbriche più estreme, passando anche per momenti
clean. Nel brano più lungo del disco trova spazio anche un momento
di solo di tastiera abbastanza rilassato, prima di partire per la
cavalcata conclusiva, corredata da effetti elettronici stile U.F.O.:
facile restare con un punto di domanda stampato in faccia.
Che dire, il livello di
questo album non si discute, perché le canzoni sono varie e non
annoiano, sono ben strutturate e ben posizionate nella scaletta,
rendendone l’ascolto molto più semplice e piacevole. Ma state
tranquilli se mentre ascoltate la sesta traccia vi ritroverete a
ballare sulla sedia, perché probabilmente è colpa dell’idromele
del “Folletto Squass”!
Rate: 8,5/10
Tracklist:
The Song Of The Earth
Nemain's Breath
Wild Jig Of Beltaine
La notte dei Cento fuochi
Diluvio
Squass
Steam Over The Mountain
To The End
Eremita
Nemain's Breath
Wild Jig Of Beltaine
La notte dei Cento fuochi
Diluvio
Squass
Steam Over The Mountain
To The End
Eremita
Line-up:
Davide: Growl, Scream and Clean Vocals
Gabriel: Guitar and Backing Vocals
Marco: Bass
Mirko: Drum
Becky: Celtic Har
Gabriel: Guitar and Backing Vocals
Marco: Bass
Mirko: Drum
Becky: Celtic Har
Rate: 8,5/10
A cura di:
Rob Bagnolati ( Steel On Fire )


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