Tantanù - The Day I Die (Planet Underground)
Nazionalità: Italia
Anno: 2016
Genere: Dark
Progressive Black Metal
Etichetta: MASKED
DEAD RECORDS
Ciao amici, ci tuffiamo in un nuovo
album all’insegna dell’undeground. I Tantanù sono il risultato
di un progetto “particolare”, infatti viene alla luce nel 2015
grazie a Sigurd (chitarra, voce) che, successivamente, si unisce a
Lilith (piano, synth, voce) e Mithrandir (basso, voce) che registrano
le loro parti in zone diverse dell’Italia. La band infatti si
divide tra Arezzo e Palermo. La band si avvale anche dell’aiuto di
Mark “Bestia” Dal Pastro alla batteria e di Edoardo Napoli alla
seconda chitarra. L’EP che analizzeremo oggi, che rappresenta
l’esordio discografico dei Tantanù, è stato pubblicato da Masked
Dead Records in un formato alquanto particolare: un minicd con dvd
case, in edizione limitatissima. L’artwork è molto suggestivo, con
le montagne innevate che si stagliano nella notte, al bagliore della
luna e un drago che fa capolino sulla destra. Ma ora iniziamo a
scoprire questa opera prima:
1 – THE DAY I DIE, la title track: La
canzone si presenta con un mini assolo di basso, stoppato dal suono
prorompente delle tastiere, dalla tonalità horror, e una batteria
potente. I volumi si placano e compaiono gli accordi di chitarra ben
in evidenza. Il cantato si presenta con un bel effetto riverbero,
peccato però che sembri registrato durante una telefonata. Il pezzo
scorre liscio, risultando di buona ispirazione. Particolare ciò che
accade dopo i 3 minuti, quando entra in scena un secondo cantato che
non lascia bene intendere se si tratta di una voce femminile o di un
coro di bambini. Veramente godibile il finale energico.
2 – ANGER AND PAIN: chitarra
simil-acustica, pianoforte… l’intro è di una dolcezza infinita.
Un minuto e mezzo che si stoppa drasticamente, per lasciare spazio a
una melodia ben più energica. Qui il growl sembra che sia stato
registrato in una caverna, ma questa volta l’effetto non stona con
lo strumentale, anzi lo valorizza. Compare di nuovo una voce
femminile, ma questa volta parla e non canta. Questo brano è molto
più aperto del precedente e la componente prog domina su quella
dark. L’unico appunto possibile riguarda il clean maschile, a
tratti non molto convincente.
3 – THE GRAY: intro elettronico,
quasi chillout, con un suono che ricorda vagamente l’hang drum. La
melodia continua, facendo da accompagnamento a potenti schitarrare e
un grow piuttosto aggressivo, rispetto alle altre canzoni. I momenti
tranquilli e le scariche si susseguono ancora. Quasi ai 4 minuti le
due parti sembrano fondersi, con schitarrate più leggere, growl meno
potente e piano più in vista, fino a farlo rimanere temporaneamente
come solista. A fine canzone purtroppo torna pesante l’effetto
telefono nel cantato, tanto da farla risultare una voce quasi
robotica.
Nel complesso, “The Day I Die” è
un buon EP, con ottime idee da sviluppare nel futuro. La band
tosco-siciliana non difetta sicuramente di creatività, quanto di
mezzi tecnici: in diversi punti la qualità audio non è ottimale e i
brani ne risentono, ma sicuramente anche la distanza tra i membri e
apparecchiature diverse hanno influito sul risultato. Se volete
ascoltare buona musica, senza pregiudizi sulla qualità audio, questo
debut album fa al caso vostro: ma dovrete cercarlo su Bandcamp
(https://maskeddeadrecords.bandcamp.com/album/the-day-i-die), perché
la tiratura limitatissima è esaurita col preordine.

Robin Bagnolati


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