Sxuperion - Cosmic Void
Label:
Bloody Mountain Records
Uscita:
30 Aprile 2016
Genere:
Death/Black Metal
Durata: 35 minuti
Nazione: U.S.A.
Lord Sxuperion è un
polistrumentista di Mammoth Lakes, una zona montana in California
vicina al confine col Nevada. Oltre alle esperienze da batterista dei
Valdur e nei Weverin, il nostro musicista si dedica al suo progetto
solista death/black Sxuperion, sfornando due demo nel 2003 e 2004.
Dopo qualche anno senza novità, il progetto torna nel 2011 e inizia
a sfornare musica praticamente ogni anno: in 4 anni escono 3 EP, 2
Full-Lenght e uno split album con i Verräter.
In questo 2016 è uscito il terzo full-lenght “Cosmic Void” (il
primo in cui Lord si presenta semplicemente come Matthew), disco che
vi introdurrò ora.
La prima delle 5 tracce è
“Ardent Hymns Accumulating”, che si presenta a noi con un vero e
proprio muro sonoro! Batteria e basso tengono un ritmo incalzante e
la chitarra si lancia in lunghi accordi. Il cantato in growl
raggiunge note incredibilmente basse. Qui si capisce già cosa
intende Matthew con Death/Black: infatti le sonorità sono
tipicamente da atmosfere black, accompagnate però da ritmiche
incessanti molto death. Di colpo la musica lascia lo spazio ad un
effetto pioggia che fa da accompagnamento ad un coro quasi
gregoriano. Alla fine di questo intermezzo si torna sulla falsariga
dell’inizio fino alla fine del brano. Davvero una piacevole
sorpresa questa canzone.
“Irreligious Cosmic
Void” parte in sordina… per scatenarsi dopo pochi secondi!
Bisogna ammettere che i rintocchi di campana sono piuttosto
inquietanti, ma vengono presto “nascosti” da un bel growl
aggressivo. La musica non presenta gran elementi tecnici, ma è
sicuramente d’impatto. Il cantato riveste una parte ben più
principale nell’economia del brano rispetto al precedente, però
dopo la sorpresa del coro, anche in questa canzone ci si aspetta
qualche chicca che però non è presente. Molto rilassante il finale.
Il terzo pezzo è “Prime
Calignosity (Disharmony in the Empryrean Kingdom)” e si ritorna al
muro sonoro. Una vera scarica di potenza musicale! Soprattutto la
chitarra, in mezzo agli ormai classici lunghi accordi, si lancia in
lampi di tecnica di due secondi. Il cantato è già molto meno
presente e si comporta quasi come uno strumento musicale aggiuntivo.
Al sesto minuto però la situazione cambia, ritorna la mazzata del
muro sonoro anticipata da un bel elemento “tecnico” di chitarra.
Una bella botta di vita in una canzone che si stava spegnendo,
purtroppo, quasi per inerzia.
Passiamo a “Crepuscule
Devout Whore”, la quarta traccia. L’intro è un solo di batteria
che sfocia nella violenza delle note di chitarra e basso. Il growl
resta in sottofondo con un po’ di riverbero ad accentuarne la
componente tetra. Dopo due minuti alquanto monotoni, spunta una nuova
sorpresa: prende la scena una melodia suonata da un violoncello (o
simile) e un ritmo sordo e incessante. Dopo i 4 minuti delle urla
lancinanti interrompono la pace e si torna alla violenza musicale!
Siamo giunti all’ultima
traccia “From All That Is Not”, che inizia con effetti che
ricordano vagamente i viaggi intergalattici dei film. Quando arriva
la musica si entra in piena atmosfera black. Il growl è effettato
con un riverbero piuttosto importante. Siamo sicuramente di fronte
alla canzone più cupa della release. Le variazioni sono ben poche,
ma nonostante ciò l’atmosfera non scema mai. Attorno al quinto
minuto incontriamo l’unico solo di chitarra che possa definirsi
tale di tutto l’album.
Alla fine della storia,
“Cosmic Void” non è sicuramente un album che lascia il segno,
gli spunti tecnici sono veramente pochi, ma le variazioni sul tema
che troviamo in alcune canzoni sono piuttosto godibili. In fin dei
conti è un buon lavoro e si merita un ascolto. Adatto a chi cerca
una buona dose di atmosfere tetre senza però ritrovarsi invischiato
in eccessi di tecnicismi.
Voto: 7,5/10
Robin Bagnolati


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