Rhapsody OF Fire - Into The Legend
E'
appena iniziato il 2016 e nella lista delle prime uscite c'erano pure
loro, i veterani del symphonic power metal made in italy, Rhapsody Of
Fire. Dopo 2 anni dall'ultimo e discusso album "Dark Wings
of Steel" esce per la AFM Records "Into the legend",
un album veramente sorprendente che si lascia quell'alone di
incompletezza finalmente alle spalle dopo la dipartita di Turilli che
sembrava aver distrutto quella magia che si era ricreata dopo
il loro ritorno nel 2010. Un album che si lascia raccontare e che
finalmente li riscatta dalle ombre passate e zittisce di forza quasi
tutti i detrattori.
Il nuovo
Full-lenght ritira fuori dal proprio cilindro il caro e
vecchio sound che li ha resi famosi in tutto il mondo e che fa la
gioia di tutti i fan di vecchia guardia; pezzi come "Distant
Sky" fa veramente venire l'acquolina in bocca a quei
appassionati più attempati che dopo lo split non ci speravano
quasi più di risentire certi brani, una canzone che ricorda
vagamente "Emerald sword", un Fabio lione in gran
forma, una killer song che rimarrà in mente per un bel pò
all'ascoltatore, stupenda.
La title
track invece è una canzone veloce e diretta ma molto ben riuscita
con alcuni richiami al folk; ricordiamo che questo brano è il primo
singolo uscito qualche mese fa sulla piattaforma di You Tube.
"Winter's
rain" invece è un brano molto pregevole e ben strutturato, con
ottimi arpeggi si lascia affascinare dai suoi bellissimi
passaggi lirici, mentre il brano successivo "A
Voice In the cold dreams" è condito dagli ottimi
innesti del flauto che fa il suo ritorno e rende il pezzo
veramente unico con tanto di cavalcata epica, un'evoluzione che passa
da un richiamo branduardico in un tipico pezzo dei Rhapsody che
rimembra i tempi di "SOEL parte 2", non si scorda
facilmente.
Passiamo
al pezzo migliore di questo nuovo platter, ovvero " Valley Of
Shadow"; cosa non è questo brano! Con tanto di riecheggi
ai Goblin di Phenomena questo pezzo è veramente fantastico, un Fabio
Lione istrionico, un refrain dall'alto impatto medievale e carico di
pathos, linee melodiche di alto livello con tanto di cori in
lingua latina, atmosfera veramente eterogenea che mi ricorda
vagamente "Reign of terror". Ottima esecuzione alla
chitarra di Rob De Micheli e del batterista Alex Holzwarth, da annoverare la bravissima soprano Manuela Kriscak che in questo brano incanta l'ascoltatore, il tutto si
aggiudica la statuetta del miglior brano dell'album.
Passiamo
invece ad un altro pezzo più calmo, perchè si tratta di
una ballad, "Shining star" che si dimostra intensa,
intrisa di poesia melodica e da un Fabio Lione ancora una volta
ispiratissimo, con sonorità quasi intime, veramente bella e
d'impatto.
Passiamo
a "Realm of light" un brano in stile "Triumph or agony", in mid tempo dotato di un'ottima melodia e da un ritornello con
cori ben incastonati nel contesto, ne più ne meno, anche qui da
notare la prestazione di Rob De Micheli che in questo album si
fa ben sentire più volte assieme al bassista Alessandro Sala
(sinestesia).
"Rage
of darkness" rimembra album come Power of the dragonflame
o Dawn a Victory, un pezzo anche questo tipico dei Rhapsody,
come quelli che più abbiamo amato nella loro ormai grande carriera,
tentativo apprezzabilissimo e ben riuscito. Passiamo invece
all'ultimo episodio di questo album, ovvero della suite "The
Kiss Of Life" un pezzo lungo di oltre 16 minuti, dal profumo
veramente epico con molti cambi di atmosfera; si passa da momenti
tragici e lenti a momenti veloci sfociando in un
ritornello epicissimo con tanto di cori. una conclusione degna per un
album veramente sorprendente come "into the legend", infine
"the kiss of life" è una suite evocativa, epica, ha tutto
quello che i Rhapsody attuali hanno da mostrare all'ascoltatore,
dotata di atmosfere molto catchy, questa è un ottima
conclusione per un grande album e in barba a chi bastona la band come succede in alcune webzine nazionali per interessi personali senza dare un voto
veramente oggettivo ad un duro lavoro che è durato per ben due
anni.
"Into
The Legend" è un album che rimarca quanto questi
ragazzi siano ancora pieni di pathos ed energia, richiamando in
se atmosfere da un lontano passato. Si possono infatti notare
riecheggi o sonorità celtiche, ecclettiche ma soprattutto in "Old
Style", quella che tutti abbiamo amato dalla fine degli anni 90
fino ad oggi e soprattutto si conferma ancora una volta
una band in ottimo stato ispirativo; questo platter non è perfetto
ma si lascia ascoltare meglio del precedente "Dark wings of
steel" che ha diviso diverse schiere di fan, troviamo un Alex
Staropoli in grande stato creativo assieme ad un Fabio
Lione molto evocativo e pieno di energia, una delle sue migliori
prestazioni in studio degli ultimi anni.
Per
chiudere il cerchio è chiaro che i Rhapsody Of Fire sono tornati più
in forma che mai, infondo c'era da aspettarselo da una band di
veterani come loro, un masterpiece che ribadisce la grandezza di
questa band che purtroppo viene un pò sottovalutata in maniera
abbastanza ingiusta dai vari media e radio Italiane ma nel contempo
molto amata all'estero. un nuovo inizio? di sicuro un ritorno in
pompamagna che li fa tornare direttamente sul podio delle
migliori band metal italiane.
Bentornati
"here they are and here they will remain, the mighty, immortal warriors Rhapsody!"
Tracklist
01. In Principio02. Distant Sky
03. Into the Legend
04. Winter's Rain
05. A Voice in the Cold Wind
06. Valley of Shadows
07. Shining Star
08. Realms of Light
09. Rage of Darkness
10. The Kiss of Life
Bonus Track:
11: Volar Sin Dolor (Shinig Star, Spanish Version)
Line up:
Roberto De Micheli: guitars
Alex Staropoli: keyboards
Alessandro Sala: bass
Alex Holzwarth: drums
Voto: 8
Recensione a cura di:Michele Puma Palamidessi
Maledettamente Unici!
Dopo due anni dal controverso "Dark Wings Of Steel" (2013), dal cambio di etichetta e soprattutto da quel clamoroso split con Luca (avvenuto nel 2011), i Rhapsody Of Fire sono tornati, più in forma che mai a presentarci il nuovissimo "Into The Legend", per AFM Records e uscito lo scorso 15 Gennaio. Due anni di lavorazione più altrettanti mesi in fase di mixaggio, produzione e via discorrendo.Le aspettative erano tante,i nostri nel corso di questi ultimi quattro mesi hanno rilasciato alcuni promo clip di cui uno ufficiale della title - track. Importanti anche le date di supporto agli Scorpions a Roma e Trieste che hanno dato la possibilità alla band di esibirsi di fronte ad un pubblico - se così vogliamo dire - diverso da quello legato al Power - Prog Metal.
Promesse mantenute dalla premiata Ditta Staropoli - Lione - De Micheli, con l'aggiunta del bravissimo Alessandro Sala e del sempre geniale Alex Holzwarth. "Into The Legend" esce sul mercato Europeo e i nostri stavolta hanno veramente fatto le cose in grande, rilasciando il disco in diverse versioni, tra cui una in vinile e un'altra addirittura come pacco con regalo statuetta di un drago e certificato di autenticità. Copertina e booklet curati da Alex Staropoli e il giovanissimo Felipe Machado Franco.
Dieci track che in edizione limitata diventato undici grazie all'aggiunta di una bonus track, "Volar Sin Dolor", versione in spagnolo di "Shining Star".
Si parte con "In Principio" , il classico intro di matrice rhapsodiana che in qualche modo fa da monito sullo status di grazia dei triestini, si ritorna ai fasti di "The Frozen Tears Of Angels" ma anche di veri must come i primi due lavori e quel "Power Of The Dragonflame".
L'inizio vero e proprio è con "Distant Sky", episodio che parte veloce e maestoso, che va prendere forma in una strofa aggressiva potente e in un ritornello degno di nota:
"From A Distant Sky, I Call Your Name"
Ritornello ormai un must e carichissimo di espressività. Si procede arrivando all'assolo principale per arrivare alla fine espicissima con una Fabio stratosferico innalzarzi sopra un muro di sinfonie maestose e vorticosi giri di batteria, un premio ad Alex Holzwarth, vero e propria Drum Machine, capace di rilasciare delle performance eccelse. "Distant Sky" diventa il prossimo classicone firmato RoF.
Primo videoclip ufficiale è quello di "Into The Legend", track presentata in anteprima lo scorso novembre in sede live a Roma e Trieste. Il pezzo inizia con melodie folkeggianti per poi procedere su una strofa iniziale aggressiva ed un ritornello altrettanto. La ritmica veloce si staglia maestosa in un contesto che nel complesso ricorda il vecchio materiale pre "Symphony II". Ottima ancora la prova di De Micheli, così anche quella di Lione stesso.
Dalla Leggenda all'Olimpo dei Grandi con "Winter's Rain", episodio clamoroso che viene introdotto da uno splendido giro di accordi ad opera del maestoso Roberto De Micheli. La track viaggia su tempi dispari, la classica canzone in mid-tempo (per un attimo mi son venuti in mente i Judas Priest di "A Touch Of Evil") caratterizzata da un inizio maestoso che gioca su sinfonie con cornamuse (le stesse della title - track) e sonorità sinfoniche. Con la strofa iniziale e il successivo ritornello, Fabio ci regala una delle sue migliori prestazioni, voce spinta fino all'inverosimile che si staglia in un contesto sonoro quasi apocalittico, minaccioso.
La seconda metà del brano si caratterizza per l'innesto di cori in latino, i quali successivamente fa riferimento sulla base musicale cadenzata, l'assolo di De Micheli. L'apoteosi finale è affidata al talento di Fabio.
Un passato ormai decennale torna prepotente in alcuni passaggi di "A Voice In The Cold Wind", grazie alle sue melodie ora Folk, ora bucoliche incastonate in un contesto sonoro strutturati su accordi di Clavicembalo e melodie di flauto. La strofa e il ritornello, su cui si adagiano cornamuse e flauti (l'ensemble in questione è diretto da Manuel Staropoli, fratello di Alex e presenza ormai importante del combo triestino) è guidato dalla voce di Lione, pronto a lasciare una prova vocale eccellente. Il pezzo culmina verso la metà con un piccolo stacco di flauto (Manuel Staropoli) per poi finire in ritornello.
Sonorità Prog caratterizzato la struttura musicale di "Valley Of Shadows", pezzone da Novanta di tutta la scaletta che inizia con una ritmica vorticosa costruita su giri di chitarra, melodie sinfoniche sulle quali si adagia successivamente la spettacolare voce di Manuela Kriscak, segue lo screaming di Lione ("Blind,Voice,Rage, Pain) a dare quel tocco di aggressività (qui i rimandi a pezzi come "Reign Of Terror" sono palesi). L'inizio della strofa iniziale vera e propria è scritto e interpretato in latino:
"Execratio bellum ade,
inuhmanus est praesagio
convivium animarum
cupiditates sunt
ut quisque me viderat
quis viderat"
Il ritornello è estremamante carico di enfasi, carisma, donati dall'incredibile talento di Fabio, bravissimo nel rendere le sue parti decisamente teatrali, operistiche. La metà del pezzo è caratterizzata da uno stacco sinfonico con cori (in Latino) e violini. Un apoteosi di Arte e Musica che va a culminare con lo splendido assolo di Roberto De Micheli, spettacolare a rilasciare una performance da Accademia, come d'altronde in tutto il disco. I paragoni con Luca non andrebbero fatti, si tratta di due compositori diversi, Roberto comunque sa il fatto suo ed è stato capace di prendere in mano l'eredità lasciata dal suo predecessore e renderla propria. Segue nella seconda metà della track una splendida (ancora una volta) prova vocale del soprano Manuela Kriscak. I giri di chitarra di Roberto accompagnano alla fine il ritornello finale.
C'è spazio per una ballad che prende il nome "Shining Star", track già presentata con un videoclip, lo scorso novembre. Pezzo estremamente melodico sulla scia di cose già riproposte in "Magic Of Wizard's Dream" e "Lamento Eroico".
"Realms Of Light" potrebbe essere un potenziale cavallo di battaglia grazie a quel mid tempo istrionico e coinvolgente (che tanto ricorda "Triumph Or Agony"). Prima parte con strofa/ritornello decisamente potenti, si passa ad un intermezzo ancora più potente e splendido, impreziosito da uno stacco di tastiere/chitarra , squisitamente Prog. Il pezzo finisce in bellezza con il ritornello principale.
Con "Rage Of Dakness", diventata già un must per i fan più accaniti, si continua ad accellerare sul pedale. La doppia cassa di Holzwarth da il via ad un pezzo veloce, epico destinato ad entrare tra i classici. Una strofa accattivante con un ritornello estremamente epico:
"Master Of Illusion
feel the rage of darkness
sad immortal angel
now face the change"
La seconda parte della track rimanda prepotentemente ai vecchi lavori con un clamoroso giro di basso ad opera di Alessandro Sala (chi non si ricorda le sfuriate bassistiche di Lotta prima e Patrice Guers poi ?) e un seguente duetto fra quest'ultimo e De Micheli,seguono le melodie di tastiera di Staropoli, insomma uno spettacolo di pezzo in tutti i sensi.
Le danze vengono chiuse dalla suite "The Kiss Of Life", pezzo di 16 minuti strutturato in tre parti diverse. Si inizia con uno stacco melodico caratterizzato dall'uso di ensemble d'orchestra barocco con clavicembalo,flauto,arpa. Il sound sinfonico ormai parte fondamentale nel marchio di fabbrica dei nostri, verso la metà del secondo minuto si trasforma in un Metal pomposo caratterizzato da cori epici e l'innesto successico della voce di Fabio. Il ritornello richiama facilmente agli esperimenti già attuati in "Symphony II", con ritmiche veloci, epiche e sonorità decisamente maestose. Su tutte ovviamente il leggendario vibrato di Fabio, diventa apoteosi dell'eccellenza, confermandosi ancora una volta come uno dei migliori Artisti in circolazione. Verso la seconda parte, intorno al settimo minuto, i toni si calmano con uno stacco acustico caratterizzato da un duetto "operistico" tra Lione segue una parte di chitarra acustica e violino. Si procede poi di nuovo con la maestosità del sound sinfonico tipico dei nostri, impreziosito da due assoli di chitarra (De Micheli) e tastiere (Staropoli), la track si chiude con il ritornello principale e uno stacco melodico/sinfonico alla fine.
Prima di concludere, spendo due parole per i testi, tutti interamente scritti e firmati da Lione, se si esclude le parti in latino, firmate da Roberto De Micheli. Il songwriting è notevole, nonostante i rimandi al fantasy e al mistico, comunque sia c'è sempre quella vena personale. La presenza dell'inglese ma anche del latino e dell'Italiano in minor parte, rendono la sezione testi variegata, ormai schema attuato dai nostri già da almeno dieci anni anni.
In conclusione, forse si dovrebbe cominciare seriamente a considerare una realtà come questa, patrimonio di tutti, non solo relegato ad un certo tipo di genere (che forse anche a loro sta un po' stretto). I Rhapsody Of Fire del 2015 sono una band che copre uno spettro musicale ampio, si va dall'Opera, all'Heavy - Power, al Progressive, alle colonne sonore, forse anche all'Avanguardia. Un mix ormai consolidato nel sound dei triestini da anni certo, ma che in quest' ultimo lavoro, viene spinto al massimo e presentato in maniera eccelsa. Dieci pezzi da cardiopalmo che a livello compositivo sarebbero in grado di spazzare via tante discografie di band estere (con tutto il rispetto per i nostri vicini di casa) con cambi di tempo , ritmiche perfette. Un premio a tutti i cinque per aver rilasciato un opera magna in una scena come quella attualeche ristanga satura da anni, popolata da troppe band cloni, le quali fanno fatica ad essere originali. Quello che è certo, è che sono rinati e si confermano ancora una volta dei veri e propri pionieri assoluti di un modo di fare musica che - piaccia o no - ha influenzato e continuerà ad influenzare. Uno dei dischi Must di questo 2016 e non solo (si spera). Siamo vicini al Capolavoro.
Voto: 9
Tracklist:
1.In Principio
2.Distant Sky
3.Into The Legend
4.Winter's Rain
5.A Voice In The Cold Wind
6.Valley Of Shadows
7.Shining Star
8.Realms Of Light
9.Rage Of Darkness
10.The Kiss Of life
Bonus Track (Edizione Limitata):
11: Volar Sin Dolor (Shinig Star, Spanish Version)
Recensione a cura di:
Sonia Giommarelli


Te e Sonia siete due certezze, metto la tua webzine tra i miei siti preferiti.
RispondiEliminaGrazie anonimo, siete voi che ci fate i complimenti che aiutate il progetto a migliorare, senza di voi questo piccolo sito non esisterebbe
EliminaBella recensione. Ma devo dissentire sul primo singolo. Il ritornello è forzatamente lungo, oltre a ogni logica metrico/melodica, al punto da abbassare il livello dell'intera canzone. (Robin)
RispondiEliminaEhi robin, grazie per il complimenti; credo che "into The legend" sia una canzone che collega le sonorità di "dark wings Of Steel" al nuovo album, quindi un pezzo diretto senza molti fronzoli, il ritornello molto ripetuto può annoiare su quello concordo.
Elimina