The Classics: Candlemass - Nightfall
Casa discografica: Active Records
Genere: Doom metal
Nella seconda metà degli anni ottanta il metal stava subendo vari cambiamenti dovuti anche a sperimentazioni, non solo estreme, in quasi tutta Europa. Sebbene il 1986 segna la svolta per il metal per come era stato concepito fino ad allora, bisognerà aspettare l’anno successivo per intravedere realmente un reale cambiamento nell’approccio compositivo, sia nella musica che nei testi. Bisogna puntare gli occhi sulla Svezia, dove un gruppo di ragazzi inizia a sperimentare qualcosa che era una via di mezzo tra la lezione dei Black Sabbath e l’Epic metal alla Manowar (almeno secondo quanto narra la biografia del bassista e fondatore della band, Lief Edling). Stiamo parlando dei fondatori assoluti dell’Epic Doom Metal nato in terra Svedese, ovvero i Candlemass. La band appunto aveva appena rilasciato un album l’anno precedente, che divenne un vero caposaldo per il genere: “Epicuus Doomicus Metallicus”. Dopo questo capolavoro, il vecchio cantate Johan Langquist decide di uscire dalla band per dedicarsi ad altri progetti; cosicché gli svedesi iniziarono la ricerca per il nuovo cantante, e lo trovarono. Questo nuovo vocalist, si presentava in modo bizzarro, fuori dagli schemi e soprattutto era incredibilmente bravo nel cantare. Cosi, Edling e compagni, fecero “2+2” e diedero il benvenuto a Messiah Marcolin. Pure per quanto riguarda Mike Weed (chitarrista nel primo disco) ci fu un cambiamento; egli lasciò la band, e quest’ultima conobbe Lars Johansson. Forti di questi cambi di formazione inaspettati dopo il primo disco, i Candlemass crearono “Nightfall”. L’album è un incredibile opera d’arte, che vede come protagonisti assoluti Lars Johansson per quanto riguarda le chitarre pesanti e melodiche allo stesso tempo, e Messiah Marcolin per aver interpretato con una voce colma di personalità, carisma e soprattutto solenne dei testi anch’essi riflessivi, che prendono spunto dalla religione e dalla morte affrontata in situazioni diverse. L’album intero dura circa quarantanove minuti e presenta dei brani ritenuti dei classici, come “Bewitched” e “At The Gallows End”.
Nella seconda metà degli anni ottanta il metal stava subendo vari cambiamenti dovuti anche a sperimentazioni, non solo estreme, in quasi tutta Europa. Sebbene il 1986 segna la svolta per il metal per come era stato concepito fino ad allora, bisognerà aspettare l’anno successivo per intravedere realmente un reale cambiamento nell’approccio compositivo, sia nella musica che nei testi. Bisogna puntare gli occhi sulla Svezia, dove un gruppo di ragazzi inizia a sperimentare qualcosa che era una via di mezzo tra la lezione dei Black Sabbath e l’Epic metal alla Manowar (almeno secondo quanto narra la biografia del bassista e fondatore della band, Lief Edling). Stiamo parlando dei fondatori assoluti dell’Epic Doom Metal nato in terra Svedese, ovvero i Candlemass. La band appunto aveva appena rilasciato un album l’anno precedente, che divenne un vero caposaldo per il genere: “Epicuus Doomicus Metallicus”. Dopo questo capolavoro, il vecchio cantate Johan Langquist decide di uscire dalla band per dedicarsi ad altri progetti; cosicché gli svedesi iniziarono la ricerca per il nuovo cantante, e lo trovarono. Questo nuovo vocalist, si presentava in modo bizzarro, fuori dagli schemi e soprattutto era incredibilmente bravo nel cantare. Cosi, Edling e compagni, fecero “2+2” e diedero il benvenuto a Messiah Marcolin. Pure per quanto riguarda Mike Weed (chitarrista nel primo disco) ci fu un cambiamento; egli lasciò la band, e quest’ultima conobbe Lars Johansson. Forti di questi cambi di formazione inaspettati dopo il primo disco, i Candlemass crearono “Nightfall”. L’album è un incredibile opera d’arte, che vede come protagonisti assoluti Lars Johansson per quanto riguarda le chitarre pesanti e melodiche allo stesso tempo, e Messiah Marcolin per aver interpretato con una voce colma di personalità, carisma e soprattutto solenne dei testi anch’essi riflessivi, che prendono spunto dalla religione e dalla morte affrontata in situazioni diverse. L’album intero dura circa quarantanove minuti e presenta dei brani ritenuti dei classici, come “Bewitched” e “At The Gallows End”.
Quindi
direi di finirla con l’introduzione anche troppo tirata per le
lunghe, ed iniziamo con il track-by-track.
Ad aprire le danze macabre del
Destino è la strumentale “Gothic Stone”, una breve composizione
d’impatto orchestrata e resa maestosa grazie all’uso di tastiere,
cori e percussioni, che nell’insieme costituiscono un tema seppur
decadente, memorabile e di facile ascolto. Questa traccia tuttavia ci
porterà al brano “Well of Souls”; ecco qui, che verremo travolti
dapprima da una interpretazione vocale di Marcolin e subito dopo dal
muro sonoro che chitarra, basso e batteria si propongono di creare. I
riff sono palesemente suonati con un mood non molto aggressivo, anche
se la ritmica è incalzante è travolgente. E’ da lodare la
capacità di Marcolin nel saper seguire la melodia, che è meno
lineare di quanto si possa pensare. Il ritornello di questo primo
brano emana una certa epicità mista ad un atmosfera malvagia e
decadente seppur intesa come “misteriosa” e non brutale o
propriamente cattiva, ecco. Assisteremo al ritorno del tema
principale, ossia quello ascoltato in “Gothic Stone”, riproposto
con le chitarre; su codesto tema, Lars Johansson svilupperà un buon
assolo, colmo di energia e passione. Terminato il solo, ci saranno
una serie di riff piuttosto cadenzati come da regola d’arte nel
genere (ma loro lo hanno quasi inventato il genere). Dopo di che
ritroveremo nuovamente la strofa ed un altro ritornello, anche se il
brano terminerà come è iniziato, con il tema strumentale del primo
brano.
Continuiamo
il viaggio decadente e fatale attraverso una terza strumentale, che
però non introdurrà al brano successivo; ebbene “Codex Gigas” è
un brano breve anch’esso, anche se è staccato dal resto. I nostri
propongono una composizione che è costituita principalmente da riff
suonati con una certa calma, difatti cambia ben poco durante tutto
questo brano, se non qualche armonizzazione e reinterpretazione dello
stesso tema originale. Voglio dire, abbiamo a che fare con uno dei
primi brani “Doom” strumentali.
Dopo
la monotona seppur travolgente “Codex Gigas” avremmo a che fare
con uno dei brani più belli di sempre nella storia del Metal, a mio
avviso. Si tratta della malinconica, trascinante “At the Gallows
End”. Il brano è una specie di Ballad Doom, che alterna momenti
più romantici e onirici a sezioni più aggressive e propriamente
metal. Difatti, il brano inizierà con una semplice ma efficace
melodia, sulla quale la voce teatrale di Marcolin si esprimerà in
toto, travolgendo l’ascoltatore in un mare di emozione e passione.
Al termine di questa prima sezione melodica, verremo travolti da una
ritmica piuttosto incalzante che vedrà variazioni brevi ma intense.
Su questa ritmica avremo una prima strofa, e successivamente avremo
un ritornello costruito su un tema che richiama le sonorità
arabeggianti della minore armonica ( una scala parecchio usata nel
genere per creare i riff decadenti e malinconici ecco). La struttura
del brano si ripeterà fino al termine del nuovo ritornello, dal
quale sorgerà un assolo più o meno romantico e dalla sonorità
travolgente che donerà al brano un senso di riflessione e di
rinascita. Seguiranno una serie di tipici riff, che ci porteranno
tuttavia ad una nuova strofa ed un nuovo ritornello. Dirlo a parole è
incredibilmente riduttivo, ma questo brano è realmente clamoroso.
Il
mood di “Samarithan” è invece tutt’altro, poiché qui siamo su
un brano decisamente meno romantico o epico, anzi. Il quinto brano è
invece caratterizzato da riff lenti, stagnanti e monotoni anche se
supportati da una certa linea melodica che poi verrà riusata e
riusata negli anni da altri gruppi negli anni a venire. Di certo
“Samarithan” non è il brano nel quale potremmo trovare grandi
cambi dal punto di vista prettamente strumentale. Sappiate solo che è
interpretato magistralmente dal punto di vista vocale, ed il suo
punto forte è il tema sul quale poi si erge il ritornello. Inoltre
narra della morte di un benefattore che salva la vita ad un
pover’uomo senza casa ne danaro. Il Benefattore diventerà un
angelo a seguito di queste azioni benevole… quindi, ascoltate ed
emozionatevi.
I
Candlemass tuttavia sono anche amanti della musica classica e colta,
perciò il sesto brano di questo album è…una breve interpretazione
della più nota “Marcia Funebre”. Parliamo di morte,
decadentismo, romanticismo e di quanto più epico e malvagio
esista…perché non metterlo come intermezzo? Bene, andiamo oltre.
Continuiamo
il viaggio con “Dark are the veils of Death”, un pezzo che è
costituito da riff travolgenti ed incalzanti alternati a ritmiche più
aggressive e spedite specie nelle strofe. Assisteremo a diversi cambi
di ritmiche e riff, anche se la caratteristica più interessante da
notare è la sezione cadenzata e l’assolo sulla quale si sviluppa.
Una vera e propria dimostrazione di capacità tecniche e compositive.
Le sezioni più lente sono i capisaldi di questa canzone, anche se
non si può fare a meno di gioire durante le parti più spedite. Nel
complesso si tratta di una traccia piuttosto variegata che riesce a
colpire più fasce d’ascoltatori, e rientra nei brani più
interessanti di sempre.
Cambia
nuovamente l’approccio con la successiva “Mourners Lament” che
segue lo stile ossessivo di “Samarithan”. La strofa è ricolma di
emozione e passione malinconica, tra riff decadenti ed una
interpretazione vocale magistrale che non smette di trasmetterci
sensazioni travolgenti. Il ritornello è costruito su un tema triste
e veramente oscuro, oppressivo. Anche se il brano musicalmente è
piuttosto monotono dal punto di vista prettamente strumentale, avremo
l’opportunità di apprezzare una sezione piuttosto spedita sulla
quale si svilupperà l’assolo di Lars Johansson, colmo di richiami
arabeggianti. Tuttavia l’atmosfera oppressiva è sempre presente e
ci accompagnerà sino al termine di codesto pezzo… Un concentrato
di emozione e malinconica energia.
La
penultima traccia del disco è anche una delle più famose dei
Candlemass, la movimentata “Bewitched”. Qui gli svedesi mettono
un po’ da parte le sensazioni decadenti e si danno ad un buon doom
di stampo parecchio Heavy dalle sfumature Epiche e oniriche. Il riff
usato nella strofa è diventato una sorta di “Bibbia del Doom”
per tutti quelli che si avvicinano al genere, ma non è strausato ed
abusato. Punto forte è sicuramente un ritornello di facile ascolto,
che si stamperà nella vostra mente; avremo altre sezioni clamorose
come quella subito successiva al secondo ritornello. I riff cadenzati
e successivamente l’assolo, sono delle grandi chicche all’interno
del brano che lo rendono un vero e proprio gioiello nella discografia
dei Candlemass. Una delle canzoni più belle mai scritte in ambito
metal secondo il mio punto di vista da appassionato di Doom metal.
Tolto il valore affettivo e sentimentale, “Bewitched” si dimostra
come una delle canzoni più rappresentative del genere.
A
chiudere questo viaggio decadente nel mondo del Doom metal, avremo
una strumentale intitolata “Black Candles” costituita da arpeggi
e accordi di chitarra distorta, in un vortice lento ed oppressivo
sorretto da una ritmica piuttosto essenziale, com’è anche giusto
che sia.
A
conti fatti dopo aver ascoltato, riascoltato, amato e suonato anche
qualche canzone di questo disco posso dire che siamo di fronte ad un
vero e proprio monumento, un pezzo di storia, un manoscritto, un
gioiello…insomma, trovate voi altri termini epici ed accattivanti
per descrivere più di quanto sia possibile. Ho voluto recensire
questo album perché lo ritengo realmente importante non tanto per me
quanto per il metal, per la musica e per l’arte che esso racchiude
e sprigiona una volta fatto partire. Bisognerebbe dare un certo
valore alle opere d’arte, ma questo ne è veramente ricolmo, che
ogni parola verrebbe sprecata. Ma io l’ho fatto perché ci tengo
veramente a questo disco. Buona lettura e spero vi sia piaciuta
questa mia interpretazione.
Tracklist
1. Gothic Stone
2. The Well Of Souls
3. Codex Gigas
4. At The Gallows End
5. Samarithan
6. Marche Funebre
7. Dark Are The Veils Of Death
8. Mourners Lament
9. Bewitched
10. Black Candles
11. Bewitched (demo)
12. Battlecry (demo)
13. The Well Of Souls (live)
14. Dark Are The Veils Of Death (live)
15. At The Gallows End (studio outtake)
16. Mourners Lament (studio outtake)
17. Interview
18. Bewitched (video)
2. The Well Of Souls
3. Codex Gigas
4. At The Gallows End
5. Samarithan
6. Marche Funebre
7. Dark Are The Veils Of Death
8. Mourners Lament
9. Bewitched
10. Black Candles
11. Bewitched (demo)
12. Battlecry (demo)
13. The Well Of Souls (live)
14. Dark Are The Veils Of Death (live)
15. At The Gallows End (studio outtake)
16. Mourners Lament (studio outtake)
17. Interview
18. Bewitched (video)
A cura di:
Matteo Perazzoni

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