28 luglio 2018

Punition Babek - Come To Die

Parto premettendo una cosa: il Thrash è il mio genere preferito. Ne conosco vita, morte e miracoli, dagli inventori del genere all’ultima band nata qualche giorno fa, passando per tutte le sfacettature che esistono. Quindi, recensire un disco thrash è per me sempre un enorme piacere.

Ma, in tanti anni di conoscenza del genere, mi sono inbattuto in un sacco, troppi cd per nulla belli, anzi. Trattandosi di un genere che fa dell’adrenalina e della velocità il suo punto di forza, ascoltare dischi che peccano di grinta o tecnica è sempre un dispiacere.
I Punition Babek nascono nel 2008 in Toscana, ma iniziano definitivamente la loro attività l’anno seguente con una line up completa e una demo, intitolata “Punition Babek”. Questa demo permette quindi alla band di fare qualche live e registrare il disco di debutto, “The Prisoner Within”, pubblicato in maniera indipendente nel Marzo del 2013. Al disco susseguono diversi cambi di formazione e date live, al termine delle quali la band si rintana nuovamente in stuidio per registrare “Come to Die”, disco di cui state per leggerne la recensione.

Il disco in questione non ha molte pretese. Un Thrash/Heavy abbastanza canonico e che non punta minimamente a sperimentazioni e sorprese. Già dalla prima, “Enslaver”, capiamo che la band si rifà agli stilemi classici del genere, senza innovare ma semplicemente riportandolo nel 2018. Troviamo le stesse vibrazioni anche nella seonda traccia e in tutte quelle a venire, senza chissà quali variazioni o altro. Vi risparmio quindi un traccia per traccia, finirei solo col ripetermi.
“Come To Die” è quindi il classico compitino svolto bene. Sicuramente non sarà un disco importante, una pietra miliare del genere, ma i PB sanno quello che fanno e lo fanno anche bene. C’è però un grande difetto, che toglie qualche punto al disco: la produzione. Il sound è troppo pulito per il genere e questo penalizza sia le chitarre, basse rispetto alla batteria, e al basso stesso, quasi inesistente. Questo quindi toglie parecchia atmosfera e grinta al disco, cosa estremamente importante visto il genere proposto dai toscani.
A prescindere, se amete il genere, sarà una buona aggiunta alla vostra collezione. Ma solo se lo amate alla follia.

Rate: 6/10

TRACKLIST:
01) Enslaver
02) Darkness In Hell
03) A Power To Believe In
04) Come To Die
05) Demons
06) Into Reality
07) Money War
08) Rovine

LINE UP:
Marco “Frozen” Gianfriddo – Chitarra e cori
Giovanni “Inox” Casulli – Voce
Alessandro “Alex” Fantini – Basso e cori
Roberto “Bob” Chimentelli – Batteria
Antonio “Master” Mastrosimone – Chitarra

A Cura di:
Antonio Rubino

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