29 giugno 2018

Wildime - Boaster Trauma

Poco tempo fa vi parlavo su queste pagine di come una band, anche se fa cose fatte da centinaia di colleghi, se fatte con passione risultano originali e validissime. Purtroppo oggi vi devo parlare dell’altro lato della faccenda. 
Vi sto parlando dei Wildime, band palermitana giunta al secondo album. Come diceva Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista, e purtroppo Lance Cross e soci non sono riusciti a gestire la cosa.
Il disco, dopo una breve intro, parte subito con la Titletrack, presentandoci quindi il sound definitivo della band: uno stoner-southern di stampo classico, di quello composto da riff granitici e pesanti. Salta subito all’occhio una cosa: la voce. Monotona e con pochissimo mordente, quasi noiosa. E purtroppo neanche i cori riescono a sollevare e migliorare la cosa, risultando monotoni proprio come la voce. Vi risparmio un track-by track, in quanto il disco non presenta sperimentazioni o cambi di genere, ma continua così per tutto il resto del disco. E si, questa volta è un difetto, proprio per le problematiche che il disco presenta.
Tranne che per la produzione, cristallina e calda, il disco presenta svariati difetti, tra cui il songwriting, ripetitivo e banale, gasando nei primi 2-3 brani ma risultando pesante e quasi noioso se si arriva alla fine del disco. Il sound riesce però a trasmettere qualcosa: trattandosi di palermitani che fanno southern viene loro naturale riuscire a rendere il tutto caldo e afoso, appiccicoso, riuscendo perfettamente nell’intento che il genere deve raggiungere.
Chiudendo, “Boaster Trauma” è un disco riuscito a metà: da un lato abbiamo una atmosfera azzeccata e una produzione che calza a pennello, ma dall’altro troviamo una prestazione, sia da parte dei musicisti che del cantante, monotona e con pochissimo mordente. Sembra che la band non riesca a scrollarsi di dosso gli stilemi del genere, consegnandoci un compitino che si merita quasi la sufficienza. Però hey, è il terzo disco quello definitivo, quindi c’è la speranza che la band ci faccia dimenticare questo passaggio in un futuro (spero) non lontano.



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 5.5


A Cura di:
Antonio Rubino

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