6 luglio 2016

AdFinem - Redifine The Infinite (Planet Underground)

Una copertina suggestiva quella che va ad introdurre il primissimo lavoro dei AdFinem, "Redifine The Infinite". Copertina realizzata dalla Cabin Fever Media, studio grafico di proprietà di Niklas Sundin, storico chitarrista dei Dark Tranquillity.
Gli AdFinem sono una piccola brillante realtà del panorama Metal Italiano nata recentemente in quel di Milano e volenterosa di spaziare attraverso un sound vario, stimolante e che permette all'ascoltatore di non annoiarsi durante l'ascolto. Una band non di primo pelo e anzi che sa il fatto suo, date le passate esperienze dei singoli membri. Troviamo dunque Gianluca Forcella come cantante, Ame Palmieri in Lead Guitar, Marco Caragnano dietro le pelli e Andrea Giovannoni al basso.
"Redifine The Infinite" è uscito lo scorso 27 Maggio, un lavoro composto da nove tracce di Metal Moderno assolutamente non banale.
Si parte con "Awake The Memories",track che si apre con un intro suggestivo, ora futuristico, ora apocalittico (molto interessante). Partono dunque le ritmiche decisamente moderne che vanno a tessere il tappeto musicale su cui si staglia la prima strofa e il ritornello.
Continuando, procediamo con le roboanti ritmiche di "Live For The Moment", track dai connotati decisamente coinvolgenti nella quale la composizione viene risaltata attraverso un modo molto intelligente di creare Riff e piazzarli bene in un contesto sonoro eclettico. Il richiamo sia a certi gruppi Metal moderni ma anche a certa tradizione Thrash di metà anni '90, così ad alcune realtà di Death Metal (questo per quanto riguarda alcune parti di batteria).
Con "Nothing Is Enough" ci troviamo di fronte ad un pezzo che si struttura su un martellante lavoro di batteria, sul quale si costruisce una strofa principale che si adagia su toni moderati per poi accattivirsi in sede di ritornello, più aggressivo ed atmosferico.
"This Time" procede sulla stessa via ma si differenza per via di continui cambi di tempo tra strofa (mid - tempo) e ritornello (ritmica accellerata). Da segnalare il lavoro alla chitarra di Ame Palmieri, il quale delizia l'ascoltatore con un solo di buona fattura.
"Loser And Lost" con quell'incedere cattivo e futuristico, richiama molto al sound dei migliori Fear Factory, ma l'approccio dei nostri è originale, il quale non disdegnano di proporci un qualcosa di loro. Interessanti gli arrangiamenti in fase di intermezzo, così il modo in cui ci viene presentato il ritornello principale, infarcito di refrain che rendono il tutto ancora più coinvolgente.
"Erase The Identity" continua a sondare gli stessi territori musicale presenti dell full - lenght, attraverso comunque una varietà di ricercatezza a livello di sound che cambia - seppur leggermente - ad ogni pezzo.
Si procede con "And Then Imperfection", track strutturata su uno schema strofa-ritornello che tanto è influenzato da certo Metal attuale seppur con un approccio più personale (Fear Factory). Un sound fresco che viene presentato attraverso un modo compositivo sul quale possiamo udire riff e ritmiche molto serrate e una produzione che rende udibile tutti gli strumenti. Ottim dunque il lavoro del chitarrista Ame Palmieri, bravo nel regalare refrain veramente genuini (veramente bello il "solo" presente nell'intermezzo) e ancora il lavoro dietro le pelli di Marco Caragnano e quello con il basso di Andrea Giovannoni.
Con "As The Ocean" ci troviamo di fronte ad un modernissimo vortice di Metal Moderno in chiave "Metal Core"  che si struttura con una strofa iniziale decisamente accattivante ed un ritornello che viaggia nella stessa direzione ma decorato da inserti più melodici che vanno a richiamare l'atmosfera nel sound dei milanesi. Un intermezzo che passa inosservato e una fine carica di aggressività e melodia.
"Slowmotion Suicide" (titolo abbastanza curioso, in italiano tradotto in "Suicidio al Rallentatore") parte con una ritmica decisamente potete la quale lascia spazio alla melodia costruita sugli accordi di chitarra (Palmieri). Il tutto viene accellerato con l'inizio della strofa e il ritornello principale, caratterizzato da un'enfatizzazione del cantato in stile "Core" di Gianluca Forcella.
L'intermezza presenta uno stacco calmo ma ritmato in mid tempo da una batteria che sembra molto strizzare l'occhio alla produzione degli migliori Soilwork (Stabbing The Drama).
La lezione degli AdFinem è eloquente: suonare moderni ma allo stesso tempo risultare originali, creativi, cosa non abbastanza facile di questi tempi. Loro ci sono riusciti grazie ad un lavoro eclettico che tanto prende dalla scena moderna di questi ultimi anni (Djent e un pizzico di Death Core in stile "Thy Art Is Murder") ma con un approccio decisamente sopra alla norma grazie ad un songwriting maturo.
"Refine The Infinite" svetta dunque negli ascolti di chi ama il Metal aggressivo e melodico al contempo. Fatelo vostro.




Giudizio: 8
                                                                                                                                                                           Sonia Giommarelli

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