2 marzo 2015

(From The Past) Iron Maiden - The final Frontier

Correva l'anno 2010 e nello specifico il 16 Agosto; a distanza di 4 anni dal precedente full-lenght, venne pubblicato il quindicesimo album della band inglese, dotato di una copertina che raffigura una versione rinnovata di Eddie  molto in stile "Alien", quasi identico,  che sta distruggendo da quello che può sembrare degli umanoidi anch'essi con sembianze aliene nello spazio profondo. Copertina molto simpatica e fantascentifica ma la nuova versione della mascotte a parer mio è abbastanza discutibile, Melvyn Grant poteva fare meglio questa volta.
L'album parte con una lunga ed atipica intro di oltre 4 minuti e mezzo  che fa crescere piano piano (forse anche troppo piano) la tensione per l'opener, dopo quei minuti di tribolazione finalmente (se dio vole!!) si sfocia nel primo vero brano, ovvero il singolo "The final frontier". Il pezzo in questione è abbastanza banale, il ritornello si dimostra noioso e (ahimè) dotato anche di una grande ripetività sia dal punto di vista melodico che testuale, tipico brano d'apertura ma purtroppo questa volta non ha reso come dovrebbe; mi aspettavo sinceramente più adrenalina e ritornelli più ispirati ma questa volta l'opener mi ha dato un senso di scontatezza che mi sconforta abbastanza nel proseguire l'ascolto dell'album. Continuando l'ascolto della tracklist si va incontro al secondo pezzo nonchè il primo singolo lanciato " on-line" dal sito internet ufficiale della band qualche mese prima dell'uscita dell'album; "El dorado" è una canzone tutto sommato non da buttare ma anch'essa con poco mordente,  soprattutto il ritornello fa storgere il naso così come il testo poco convincente, sinceramente ci si poteva aspettare di più da una band che ormai ha quasi 40 anni di attività; invece con "Mother Of Mercy" la qualità torna nei livelli tutto sommato accettabili con un buon brano dotato di un refrain molto orecchiabile che ricorda i Maiden dei primi anni 2000, un po anonimo ma pur sempre un buon pezzo.
Con "Coming Home" invece l'album fa un buon passo avanti, canzone non molto veloce, nelle melodie riecheggiano un pò gli album solisti di Bruce Dickinson, dotato di un ottimo refrain il pezzo è trascinante e non noioso  forse un pò sperimentale  ma il risultato finale è ben riuscito; con "The Alchemist" invece si aumenta la velocità e il pezzo può soddisfare  il fan più purista della band, i ragazzi macinano note e melodie come facevano un tempo, il risultato? Un brano accettabile con melodie  più  tirate e dirette, poteva benissimo essere un altro singolo dal sapore molto più avvincente di "the final frontier".
Dopo questo pezzo sembra che l'album si conclude dando spazio ad un altro tipo di platter con brani più lunghi e  meno immediati  che ci riportano alla mente le sonorità dell'album precedente, di fatto "Isle of avalon" ne è la prova; parte con un  intro arpeggiato e sfocia nel solito pezzo progressive "made in Maiden", dal minutaggio più lungo  (fin troppo) e dal songwriting più elaborato, purtroppo il pezzo in questione lo reputo noioso ed il puzzo del " già sentito" comincia  a fare capolino, così come la successiva "Starblind" che fa proseguire l'ascolto dell'album sulla falsa riga del brano precedente ma il contenuto è leggermente migliore con un buon chorus ed un Bruce abbastanza in forma ma il risultato purtroppo non cambia di molto, peccato.
Però con "The Talisman" l'album finalmente fa un altro salto in avanti sfornando uno dei brani migliori dell'album; il pezzo in questione dura oltre 9 minuti, ottimo riffing, Harris sugli scudi così come Bruce che tira fuori una prestazione vocale degna di nota con un ritornello avvincente, un pezzo che può diventare un classico per chi ama gli Iron Maiden meno immediati ma più improntati all'aspetto tecnico e progressive, purtroppo le cose belle  non durano per sempre e successivamente ci imbattiamo in un altro pezzo abbastanza anonimo, ovvero "The Man Who Would Be King"  brano più immediato di quelli precedenti e di più facile assimilazione seppur anch'esso lungo ed elaborato ma dal solito sapore di "dejavu" che in questo album sta diventando una piccola ma brutta ed irritante costante e questo pezzo ne è la triste conferma.
Dopo questo dimenticabile brano passiamo all'ultimo pezzo nonchè il migliore di tutto l'album "When The Wild Wind Blows", una canzone che può diventare benissimo un vero classico, Bruce è molto espressivo nelle linee vocali più soft e intenso in quelle  melodie meno dolci e dal suono più acuto,  inoltre in questa canzone è da segnalare la presenza del grandissimo Adrian Smith che riesce a fondere benissimo le melodie meno metal  con il tipico sound degli Iron Maiden; un pezzo che parte con un lento arpeggio ma che aumenta d'intensità proprio come un forte uragano che sta per investire inesorabilmente  una tranquilla cittadina, da brividi per quanto riguarda l'impatto emotivo che alza notevolmente il livello di un album che fino ad ora  ha regalato ben poche emozioni.

Questo "The Final Frontier", senza gioie e  senza cocenti delusioni, è dotato di un forte odore di "già sentito", si piazza come uno dei lavori  più anonimi  del cosiddetto "nuovo" periodo della fanciulla di ferro, ovvero quello dagli anni 2000 in poi, Full-Lenght dotato di alcune perle preziose come "The Talisman" e "When The Wild Wild Blows" immerse purtroppo in un mare di ripetitività. Da grande fan della mitica band londinese mi rammarica profondamente citare queste parole ma quest' album mi ha colpito poco; se il poetico "Dance Of Death" mi aveva molto emozionato, così come il suo più complicato e meno immediato successore "A Matter Of Life And Death" mi aveva piano piano conquistato, quest'ultimo album l'ho sentito musicalmente ed emotivamente  più debole di quelli precedenti, forse uno dei pochi lavori più anonimi che i Maiden hanno sfornato in 40 anni di onorata carriera, sicuramente un lavoro non da buttare, però questo Studio album ha fatto pochi giri nel mio stereo o autoradio e sinceramente mi aspettavo un pò di più da una band che mi ha sempre fatto sognare e che seguo dall'età quasi neonatale. Up the irons.


Voto: 6.5/10

Tracklist:
01. Satellite 15....The Final Frontier - 8:40 (Smith-Harris)
02. El Dorado - 6:49 (Dickinson-Smith-Harris)
03. Mother Of Mercy - 5:20 (Smith-Harris)
04. Coming Home - 5:52 (Dickinson-Smith-Harris)
05. The Alchemist - 4:29 (Dickinson-Gers-Harris)
06. Isle Of Avalon - 9:06 (Smith-Harris)
07. Starblind - 7:48 (Dickinson-Smith-Harris)
08. The Talisman - 9:03 (Gers-Harris)
09. The Man Who Would Be King - 8:28 (Murray-Harris)
10. When The Wild Wind Blows - 10:59 (Harris)

Line-up:

Bruce Dickinson: voce
Dave Murray: chitarra
Adrian Smith: chitarra
Janick Gers: chitarra
Steve Harris: basso, tastiere
Nicko McBrain: batteria, percussioni

2 commenti:

  1. Grande Puma, bella recensione

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  2. Michele!!!!! conplimenti

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