26 marzo 2014

(Short Review) Sonata Arctica - Pariah's Child

Dopo tanti mesi di attesa eccoci qui, pronto a darvi una piccola recensione in anteprima del nuovo album dei Sonata Arctica, ovvero “Pariah's child”. L'album presenta il ritorno dopo tanto tempo del caro vecchio font e soprattutto ritorna in maniera altisonante la simbologia del lupo che ha sempre contraddistinto la loro carriera. Dopo la pubblicazione di diversi trailer e due ottimi singoli passiamo al sodo.

L'album, dopo un brevissimo e preoccupante ringhio, parte con la bellissima “The wolves die young”, canzone che fa subito capire che i nostri hanno intenzione di tornare ai vecchi fasti. E in che modo lo fanno?  Questo pezzo  parte con un buon mid tempo e man mano che passano i minuti si trasforma in un pezzo veramente d’impatto e dall'atmosfera sognante, anche se in alcuni tratti ricordano gli Stratovarius ma comunque suscita un ottimo inizio. Il secondo brano “Running lights” è la classica bordata in doppia cassa tanto amata dai fan d'annata dei Sonata Arctica; presenta un ritornello ultra-catchy e un riffing di impatto mentre la qualità è in crescendo e si conclude in maniera andrenalinica e scanzonata. Sicuramente uno dei pezzi migliori di questo album.
 Il full-lenght continua a deliziarci con "Take one breath", buon pezzo anche se più sperimentale degli altri, attrae l'attenzione dell'ascoltatore soprattutto per le linee vocali di Tony Kakko veramente atipiche rispetto ad altri album, così come il giro di pianoforte che si può udire molto frequentemente. Questo up-tempo mantiene alto il livello dell'album e successivamente porta l'uditore all'ascolto di un’ altra canzone altrettanto bella, mi riferisco a “Cloud factory”. In questo caso la vena compositiva dei nostri si mostra in grande fase ispirativa, cercando dei giri o passaggi  particolari e dando un vero senso di novità nonostante questo pezzo si possa reputare benissimo una tipica cavalcata power ma resa veramente accattivante con un lavoro meticoloso in tutti i comparti;  fa parte dei brani meglio riusciti.
Scorrendo la tracklist ci imbattiamo in "Blood", buon pezzo dalle sonorità tipicamente power ma caratterizzato da un ritmo più lento rispetto alla prima parte dell’album e con Kakko che anche questa volta cerca nuove linee vocali riuscendoci in maniera egregia.
L’album procede in linea positiva. Dopodiché, brani come "What did you do in the war, dad?" dal ritmo meno immediato ma comunque di buon ascolto così come "Half a marathon man" che reputo uno dei pezzi peggiori dell'album ma attenzione, non che reputi questa una brutta canzone anzi, si può parlare di un mid- tempo folkeggiante in stile "Edguy" che fa strano per l'ascoltatore medio dei Sonata Arctica ma comunque si fa apprezzare. Un parere invece piuttosto negativo lo attribuisco al brano successivo "X marks the spot" , spiazzante sia come sonorità che come linee chitarristiche e vocali, nel complesso banale ma  reputo divertenti le parti parlate come se fossero state registrate durante un concerto. Una canzone alquanto astrusa da assimilare.
Passiamo alla ballad di questo album, "Love", purtroppo devo dire che il pezzo è abbastanza fiacco e noioso e non aggiunge niente al già ottimo livello del full lenght; canzone personalmente passata inosservata.
Siamo arrivati all'ultimo sussulto di questo buon lavoro che ha come arma la sperimentazione, o meglio l'imprevidibilità. “Larger than life” ha tutti gli elementi  che dovrebbe avere una bella canzone conclusiva di un album come questo, in particolare teatralità, epicità, testo, durata (ben 10 min), ritornello e soprattutto chorus da sogno; questa canzone fa risalire l'album ad un livello superiore rispetto al calo avuto con gli ultimi tre pezzi. La sorpresa è data dal comparto vocale che mostra un Tony Kakko sugli scudi per la sua maturità nel trovare soluzioni veramente soddisfacenti e soprattutto dalla parte sinfonica che presenta uscite addirittura cinematografiche, l'ultimo bravo può tranquillamente paragonarsi ad una colonna sonora fatta in maniera superlativa.

Conclusioni finali? L'album è veramente ottimo e rispetto agli ultimi due lavori la band finnica fa dei notevoli passi avanti tornando ai fasti del passato ma senza ripetersi e soprattutto cercando la sperimentazione, CD consigliato.

8/10   

4 commenti:

  1. Bella Recensione, stai diventando più tecnico rispetto a qualche recensione passata, vieni a Trezzo?

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    1. Grazie Anonimo :) è un piacere sentirselo dire, comunque vedo se posso essere presente a Trezzo, vediamo come sono messo

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    2. ottimo, se non lo avessi gia' ordinato con questa recensione lo avrei fatto, grazie bello ;)

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