16 gennaio 2014

The Classics: Helloween - Keeper Of The Seven Keys - Part I


Salve gente, con questa recensione inauguriamo una nuova sezione del blog, i “Classici”.

L’album che andrò a recensire è dei tedeschi Helloween, per molti gli inventori del Power Metal.
Il nome dell’album è “ Keeper of the Seven Keys - Part I”. E’ questo l’album in cui gli Helloween trasformano il loro sound precedentemente grezzo e sporco, in un sound più leggero e pulito.
Inizio l’ascolto dell’album. “Initiation” è la prima traccia del disco, una strumentale che trasporta l’ascoltatore dritto dritto al secondo brano,” I’m Alive”.  E’ proprio questo disco che lancerà poi la “moda” di inserire delle strumentali che guidassero l’ascolto verso la traccia vera e propria (es. Epicus Furor dei Rhapsody per capirci). Ritornando ad “I’m Alive”, scopriamo un’equalizzazione molto leggera per quanto riguarda la chitarra ritmica, e si enfatizza la chitarra solista. Punti forti di questo brano sono il ritmo incalzante della batteria, la voce di Kiske, ed i ritornelli di facile apprendimento.
“A Little Time” è la terza traccia del disco, che risalta una ritmica tra l’heavy/melodic, è forte la presenza della doppia cassa. I vari effetti dopo l’assolo, riportano a tempi remoti quasi dimenticati, per poi ritornare ad un ritornello di facile intuizione.
“Twilight of the gods” è la classica canzone Power Metal, le ritmiche incalzanti, la voce acuta e le cosiddette cavalcate. Il ritornello è di facile comprensione, e gli assoli sono molto ben curati, non viene lasciato nulla al caso, è tutto completamente studiato per stupire l’ascoltatore. E’ interessante il giro di basso suonato durante i pre-chorus ed i ritornelli.
La quinta traccia è una struggente ballad:” A Tale That Wasn't Right”, caratterizzata dagli arpeggi dal sentimento triste e sognante, dalla voce azzeccata di Kiske nel rievocare quei sentimenti.
I ritornelli hanno l’intento di far pensare l’ascoltatore ai tempi andati.
La band riprende a spaccare con “Future World”, la canzone che secondo me, caratterizza di più quest’album, poiché la più potente dal punto di vista del refrain. Si tratta di heavy/power metal allo stato brado, ed il tocco di grazia lo dà Kiske con la sua voce. E’ presente un’assolo che ha del neo-classical, ed un ritornello veramente divertente.
“Helloween” è il brano più lungo del disco, un’imponente traccia heavy metal, caratterizzata da dei riff trincia ossa, parti ritmiche da headbang, un assolo maestoso e dei break da far rivoltare i morti, letteralmente. “Helloween” è il capolavoro assoluto del disco, dove troviamo tutte le buone intenzioni del gruppo nel voler creare un prodotto di buona qualità, penso alle parti in clean molto sognanti ed ai riff in stile neo-classico, ed ai ritornelli quasi a ricordare antichi canti di guerra. Troviamo anche degli assoli verso la chiusura del brano, che riportano ad altri ritornello. Solo ascoltando il brano si può avere un’idea della maestosità che emana. Ultima traccia del disco è “Follow the sign”, la classica sigla di chiusura, vale lo stesso discorso della opener, ovvero serve ad indirizzare l’ascoltatore verso la prossima canzone, ma che in questo caso per proseguire dovrà aprire il capitolo successivo.
Sperando di aver soddisfatto il pubblico, e di aver inaugurato a modo l’apertura dei “Classici”, vi saluto consigliando a chi non lo ha fatto, di ascoltare questo album, poiché anche se non si è metallari convinti, vi è una buona possibilità che possa piacere.




VOTO: 8/10



A cura di:
Matteo perazzoni

Nessun commento:

Posta un commento