8 settembre 2018

Death SS - Rock ‘N’ Roll Armageddon


I re del male DEATH SS sono finalmente tornati! Dopo l’indescrivibile concerto dell’anno scorso al Metalitalia.com Festival, il frontman Steve Sylvester e la sua band sono tornati sul mercato discografico con il loro nono squillo di tromba. Il nome dice tutto, siamo nell apocallisse, “Rock ‘N’ Roll Armageddon”, per un totale di 55 minuti di puro heavy metal che strizza l'occhiolino all'hard rock con tematiche gothic/horrror e come già detto in precedenza sull'apocalisse, un mix micidiale; l'album esce per Lucifer Rising Records, esso è il seguito del buon “Resurrectiondel 2013 e del live “Beyond Resurrectiondel 2017. Purtroppo ultimamente i ragazzi sono tornati ad essere molto chiacchierati sui vari media per alcune accuse ricevute dalle varie comunità cattoliche della Basilicata dopo il loro ultimo concerto a Chiaromonte,   per i fatti accaduti durante la bellissima kermesse dell'Agglutination Metal festival. Accuse diffamatorie che denota quanto il nostro paese sia sempre più vittima dell'analfabetismo funzionale e della semplicioneria, ma questo è un altro argomento che va discusso in diverse sedi.
Tornando a parlare di musica e soprattutto del nuovo album, come primo impatto “Rock ‘N’ Roll Armageddon" ci da l'impressione di un platter molto ispirato a livello di idee, ci sono diversi brani che lasciano il segno, il tutto 100% Death SS ma con molte innovazioni nel sound e diverse sfumature hard rock anni 80.

L'album parte con “Black souls”; le danze si aprono con delle note di un organo e un coro che sembra intonare un rito sacro, l'atmosfera è autenticamente gotica e mistificante, Steve canta con modalità  molto intensa e suadente, infatti il brano è molto portentoso ed atmosferico, ottima prestazione di Al DeNoble alla chitarra solista. Il secondo brano, il singolo promozionale nonché la titletrack “Rock 'n' roll Armageddon”, in questo caso il registro cambia repentinamente: siamo nella piena apocalisse; esplosioni, sirene e distruzione, il ritmo parte incalzante fino ad arrivare al refrain molto catchy dove echeggia l'idea di un nuovo cavallo di battaglia  molto trascinante in pieno stile anni 80 con ulteriore grande prova di Al DeNoble alla chitarra durante l'assolo centrale del brano, adattissima da proporre in sede live.
Su “Hellish Knight” i Death SS sono instancabili e ci propongono un altro brano a velocità siderale, con un Steve Sylvester in grandissima forma. Il ritornello è molto epico, anch'esso ti cattura rimanendo subito in mente; si annota un  grande lavoro nelle percussioni che regalano all'ascoltatore un brano che diverrà sicuramente una delle hit di questo “Rock 'n' Roll Armageddon”, una sorta di “Heavy Demons” dei tempi moderni.
Con “Slaughterhouse” andiamo su registri molto più brutali, melodie maligne, sembra quasi di essere nel bel mezzo di un film horror con tanto di zombie che ti stanno dando la caccia, puro horror metal a 360°.
Su “Creatures Of The Nights” ci ricaliamo in sonorità più suadenti, dove seppur la sezione ritmica cala notevolmente il brano non perde mai il suo mordente, riecheggia vagamente un'aria molto hard rock molto anni 80 scomodando il grande Alice Cooper portandolo su una dimensione tipicamente Death SS, Steve canta con vocalità molto più clean del solito, il che ricorda i suoi lavori solistici. Stessa cosa con “Madness of love”, un brano che procede sulla stessa lunghezza d'onda, Tastiere che regalano sonorità mistiche, un cantato molto clean, un mid tempo dove la chitarra solista riacquista importanza primaria, un brano molto operoso dove la tematica dell'amore è parte portante a livello narrativo.
Cambiamo registro, perchè con “Promised Land” i nostri tornano con un groove molto aggressivo, per un brano anch'esso molto dinamico con alcune intromissioni di elettronica che non guasta l'ascolto per un brano dal sapore hardrock e alle volte industrial. Un altro brano aggressivo ma con melodie pur sempre moderne è di certo “Zombie Massacre”, dove fa capire che i nostri sono una band storica ma che si sa reinventare ad ogni nuovo album senza ristagnarsi, brano molto godibile.
Con “The Fourth Reich” si ritorna in piena apocalisse; brano molto ritmato, ottimo refrain e come sempre eccellente guitar working di Al DeNoble; un brano duro, dal sapore molto drammatico dove fa capire all'ascoltatore che non c'è più speranza, questa è l'apocalisse, chaos e distruzione.
Nuovo, ennesimo cambio di registro con “Witches Night”, un brano che ricorda i lavori più  recenti della band, l'elettronica questa volta ha un ruolo fondamentale, gran lavoro alle tastiere del maestro Freddy Delirio che sa creare la giusta atmosfera, infatti sembra di assistere ad un rituale di streghe per la sua tribalità, con tanto di voci stridule e risate malefiche, molto trascinante.
Con “Your life Is Now”, le sonorità cambiano per l'ennesima volta, con un'atmosfera più struggente e con un'apertura di chitarra acustica parte un brano molto melodico e potente, forte retrogusto del classico hard rock americano, ottimo per un altro singolo promozionale. Invece la successiva “The Glory Of The Hawk” trattasi di una cover dei “Thelma”, dove ha visto Steve Sylvester nei panni di collaboratore; questa si tratta dell'unica ballata dell'album, atmosfere western, anch'essa molto intensa e incisiva, infatti più volte ci troveremo a canticchiare il ritornello di questa ballata molto affascinante che sembra uscire da un film di Sergio Leone per la sua carica emozionale.
Il platter giunge a conclusione con “Forever”, un brano tipicamente metal o meglio specificare Power'n' Roll senza molti fronzoli, bridge aggressivo e ritornello anche in questo caso molto catturante, dove si alternano melodie dure e aggressive con melodie e linee più dolci, non un capolavoro ma una conclusione  ideale per chiudere definitivamente il nono sigillo.
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A distanza di 5 anni i Death SS tornano in auge con un album roboante, atmosfere e testi che hanno come pilastro portante l'horror, le atmosfere gotiche/mistiche  e il tema dell'apocalisse. Un trinomio vincente per un album che sorprende grazie alla freschezza compositiva. Come dice la leggenda urbana, Steve Sylvester è immortale, questo "Rock 'N' Roll Armageddon lo dimostra con prepotenza ed incorona una band che ha fatto veramente la storia del genere Horror, o meglio specificare dell' intera scena heavy metal in Italia, Semplicemente indescrivibili.
8.5/10

Tracklist:
Black Souls
Rock 'N' Roll Armageddon 
Hellish Night
Slaughterhouse
Creatures Of The Night 
Madness Of Love
Promised Land
Zombie Massacre
The Fourth Reich
Witches Night
Your Life Is Now
The Glory Of The Hawk
Forever

Line Up:
Steve Sylvester ( Voce)
Freddy Delirio ( Tastiera)
Al DeNoble ( Chitarra solista)
Glenn Strange ( Basso)
Bozo Wolff ( Batteria)

Link: Facebook




30 agosto 2018

Gigantomachia - Atlas


Buon debutto per i frusinati Gigantomachia, band death metal attiva dalla primavera del 2015, uno di quei debutti che mi rende onorato di promuovere una scena così piena di talenti come quella dell'Underground italiano. Per i meno informati cosa significa "Gigantomachia"? (dal greco: gigas gigante e makhē battaglia) è la lotta che i Giganti ingaggiarono contro gli Dei dell'Olimpo, aizzati dalla loro madre Gea e dai Titani. Per raggiungere la vetta dell'Olimpo i Giganti dovettero mettere tre monti uno sopra l'altro, ma furono sconfitti e cacciati sotto l'Etna. I dodici dèi dell'Olimpo non vinsero grazie alle proprie forze, ma dovettero ricorrere all'aiuto di un semidioEracle, figlio di Zeus e di una mortale . Tralasciando il senso mito/etimologico del monicker, il progetto parte dall'idea di Lorenzo Barabba Suminier (Basso). Con l'aiuto di Alessandro Caponera (chitarra solista)iniziano a scrivere i primi pezzi. Successivamente con il contributo di Nicola Frate(Batteria) e Davide Angelo pietrantoni(chitarra ritmica) si completa la parte strumentale. Dopo varie ricerche riescono a trovare il nuovo vocalist, ovvero Erwin, però alle volte non tutte le ciambelle riescono col buco, quindi dopo poco Erwin decide di abbandonare il progetto, permettendo a Davide di Sperimentare la propria voce per la causa. Infatti successivamente Davide diventa la nuova voce dei gigantomachia, mossa che si rivela azzeccata. I Gigantomachia suonano un Death Metal melodico con testi epici prendendo ispirazione band come Septic Flesh o i connazionali Flashgod Apokalypse.

Atlas”  distribuito dalla Agoge Records è un debut album di 41 minuti di puro death metal melodico non troppo tirato ma che riesce a colpire l'ascoltatore con il suo ottimo impatto.
Infatti brani come la opener “The eye of the Cyclop” ne è l'esempio, riff di chitarra devastanti ma non troppo veloci che denotano un'ottima personalità e affiatamento, soprattutto il duo Caponera – Pietrantoni che promette scintille, infatti il brano mantiene le premesse ed ha un ottimo impatto sonoro; così posso citare altre occasioni come"”Liberate the Titans “ dotato di un buon refrain, la drammatica ed epica “immortal” o la roboante “Leviathan” che fa trasparire il vero talento della band che ancora però ha bisogno di mostrare pienamente la propria artiglieria pesante, ma per questo c'è ancora tempo. Ottima la produzione, partendo dal Guitar-Working fino al songwriting di buona fattura per un debut album dove in genere ci si aspetta meno attenzione sotto questo aspetto.


Infine che dire di questo debutto? Un'occasione per ascoltare un album Death metal melodico ed epico senza tanti fronzoli, una band che si è buttata ufficialmente sul mercato discografico, un chitarrista che si è adattato alla voce in maniera molto egregia, infatti il suo growl è uno dei punti di forza di questo primo platter, così come il suo compagno di chitarra Caponera, dove assieme ci sparano dei riff e assoli veramente di buona qualità, seppur non dai ritmi frenetici dove su esso dovrebbero lavorarci un pochino per migliorare il prodotto. Più epicità e velocità nel sound renderebbe questa piccola macchina da guerra un enorme ed epico Panzer spara riff, in grado di regalarci delle sorprese molto gradite per chi ama il genere. “Atlas” è un buon punto di partenza su cui lavorarci.


7.5

Tracklist:
Rise of Cyclop - Intro
Eye Of The Cyclop
Liberate The Titans 
Immortal
Aldebaran
Abyss Leviathan
Leviathan 
Atlas
Scilla e Cariddi

Line up:
Lorenzo Barabba Suminier ( Basso)
Nicola Frate ( Batteria)
Alessandro Caponera ( Chitarra)
Davide Angelo Pietrantoni ( Chitarra, Voce)


A cura di:
Michele Puma Palamidessi


28 luglio 2018

Punition Babek - Come To Die

Parto premettendo una cosa: il Thrash è il mio genere preferito. Ne conosco vita, morte e miracoli, dagli inventori del genere all’ultima band nata qualche giorno fa, passando per tutte le sfacettature che esistono. Quindi, recensire un disco thrash è per me sempre un enorme piacere.

Ma, in tanti anni di conoscenza del genere, mi sono inbattuto in un sacco, troppi cd per nulla belli, anzi. Trattandosi di un genere che fa dell’adrenalina e della velocità il suo punto di forza, ascoltare dischi che peccano di grinta o tecnica è sempre un dispiacere.
I Punition Babek nascono nel 2008 in Toscana, ma iniziano definitivamente la loro attività l’anno seguente con una line up completa e una demo, intitolata “Punition Babek”. Questa demo permette quindi alla band di fare qualche live e registrare il disco di debutto, “The Prisoner Within”, pubblicato in maniera indipendente nel Marzo del 2013. Al disco susseguono diversi cambi di formazione e date live, al termine delle quali la band si rintana nuovamente in stuidio per registrare “Come to Die”, disco di cui state per leggerne la recensione.

Il disco in questione non ha molte pretese. Un Thrash/Heavy abbastanza canonico e che non punta minimamente a sperimentazioni e sorprese. Già dalla prima, “Enslaver”, capiamo che la band si rifà agli stilemi classici del genere, senza innovare ma semplicemente riportandolo nel 2018. Troviamo le stesse vibrazioni anche nella seonda traccia e in tutte quelle a venire, senza chissà quali variazioni o altro. Vi risparmio quindi un traccia per traccia, finirei solo col ripetermi.
“Come To Die” è quindi il classico compitino svolto bene. Sicuramente non sarà un disco importante, una pietra miliare del genere, ma i PB sanno quello che fanno e lo fanno anche bene. C’è però un grande difetto, che toglie qualche punto al disco: la produzione. Il sound è troppo pulito per il genere e questo penalizza sia le chitarre, basse rispetto alla batteria, e al basso stesso, quasi inesistente. Questo quindi toglie parecchia atmosfera e grinta al disco, cosa estremamente importante visto il genere proposto dai toscani.
A prescindere, se amete il genere, sarà una buona aggiunta alla vostra collezione. Ma solo se lo amate alla follia.

Rate: 6/10

TRACKLIST:
01) Enslaver
02) Darkness In Hell
03) A Power To Believe In
04) Come To Die
05) Demons
06) Into Reality
07) Money War
08) Rovine

LINE UP:
Marco “Frozen” Gianfriddo – Chitarra e cori
Giovanni “Inox” Casulli – Voce
Alessandro “Alex” Fantini – Basso e cori
Roberto “Bob” Chimentelli – Batteria
Antonio “Master” Mastrosimone – Chitarra

A Cura di:
Antonio Rubino

29 giugno 2018

Wildime - Boaster Trauma

Poco tempo fa vi parlavo su queste pagine di come una band, anche se fa cose fatte da centinaia di colleghi, se fatte con passione risultano originali e validissime. Purtroppo oggi vi devo parlare dell’altro lato della faccenda. 
Vi sto parlando dei Wildime, band palermitana giunta al secondo album. Come diceva Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista, e purtroppo Lance Cross e soci non sono riusciti a gestire la cosa.
Il disco, dopo una breve intro, parte subito con la Titletrack, presentandoci quindi il sound definitivo della band: uno stoner-southern di stampo classico, di quello composto da riff granitici e pesanti. Salta subito all’occhio una cosa: la voce. Monotona e con pochissimo mordente, quasi noiosa. E purtroppo neanche i cori riescono a sollevare e migliorare la cosa, risultando monotoni proprio come la voce. Vi risparmio un track-by track, in quanto il disco non presenta sperimentazioni o cambi di genere, ma continua così per tutto il resto del disco. E si, questa volta è un difetto, proprio per le problematiche che il disco presenta.
Tranne che per la produzione, cristallina e calda, il disco presenta svariati difetti, tra cui il songwriting, ripetitivo e banale, gasando nei primi 2-3 brani ma risultando pesante e quasi noioso se si arriva alla fine del disco. Il sound riesce però a trasmettere qualcosa: trattandosi di palermitani che fanno southern viene loro naturale riuscire a rendere il tutto caldo e afoso, appiccicoso, riuscendo perfettamente nell’intento che il genere deve raggiungere.
Chiudendo, “Boaster Trauma” è un disco riuscito a metà: da un lato abbiamo una atmosfera azzeccata e una produzione che calza a pennello, ma dall’altro troviamo una prestazione, sia da parte dei musicisti che del cantante, monotona e con pochissimo mordente. Sembra che la band non riesca a scrollarsi di dosso gli stilemi del genere, consegnandoci un compitino che si merita quasi la sufficienza. Però hey, è il terzo disco quello definitivo, quindi c’è la speranza che la band ci faccia dimenticare questo passaggio in un futuro (spero) non lontano.



  Rate
 5.5


A Cura di:
Antonio Rubino

25 maggio 2018

Curiosando: Iron Maiden's Bea(s)t The Intro

Ormai è già molto tempo che non dedichiamo un post ad una band famosa ed affermata, il nostro intento infatti è sempre stato  promuovere  maggiormente l'underground nostrano, così come quello straniero (una tantum). Questa volta faremo uno strappo alla regola, perchè oggi 26 Maggio 2018 parte dall'Estonia l'attesissimo tour dei leggendari Iron Maiden, padrini dell'heavy metal per antonomasia, questo tour "Legacy Of The Beast European Tour 2018", come da titolo farà il giro di quasi tutta l'Europa toccando diverse città importanti; passando per ben tre volte sul nostro suolo nazionale; Firenze  (Firenze Rock Festival), Ippodromo di San Siro a milano per la kermesse estiva "Milano Summer Festival" e infine a  Trieste, nella bellissima  cornice di Piazza Unità d'Italia. Esso sarà il tour celebrativo dell'intera carriera maideniana in coabitanza la promozione o meglio specificare tributo al videogioco per Smartphone "Legacy Of The Beast", che ha già  riscosso un grande successo tra i fan e gli amanti dei GDR (Giochi di ruolo) divenuto ormai un "Must" 



In questo Post; vuoi per il folle amore scellerato per la band britannica, oppure semplicemente per variare ogni tanto la tematica del sito, avviciniamo il mondo della musica pesante con quella della tecnologia, volendo fare una piccola riesamina di quello che è stato lanciato pochi giorni fa su tutti i dispositivi mobili, ovvero il terzo videogioco targato Iron Maiden: "Iron Maiden's Bea(s)t The Intro", esso lo troverete disponibile su tutte le piattaforme,  Google Play, Apple Store e Amazon. 
Di cosa si tratta? beh per i giocatori che hanno già avuto a che fare con il brand "Beat The Intro", esso si tratta di una semplice variante dedicata interamente agli Iron's come lo era "Guitar Hero: Metallica" per "Guitar Hero". Per chi invece  non conoscesse questo videogame la spiegazione è semplice; il ruolo del videogiocatore sarà quello di indovinare il brano della band, ascoltandone un breve estratto e scegliendo la risposta tra tre titoli. Un semplice trivia che indurrà il giocatore a sfide avvincenti a prova di tempo e abilità nei riflessi, ciò ricorda vagamente il programma televisivo molto in voga su Italia 1 tra la fine degli anni 90 inizio 2000 "Sarabanda" condotto da Enrico Papi. Tutto questo per scalare  la classifica mondiale in continuo aggiornamento, oppure sfidando gli amici o un avversario random pescato dal gioco stesso. 
Il progetto videoludico in tutta la sua semplicità colpisce il segno, perchè oltre ad avere le varie possibilità di sfidarsi, il gioco mette alla prova la tua vera conoscenza per la band britannica, infatti prima di sfidare la grande classifica devi superare i 3 livelli di difficoltà (bronzo, argento e oro), dove ognuno di questi misurano a punteggio le vostre abilità, più sei bravo più il punteggio sale illuminando i tre loghi di Eddie. Inoltre ogni 13 del mese si sbloccheranno dei nuovi livelli con diversi estratti dalla vastissima carriera maideniana aumentando la competitività e la longevità del gioco stesso. Niente male per chi ama la band e della sana competizione videoludica sfidandosi all'ultimo arpeggio.


Tornando al tour, il team management sa come alzare abilmente l'asticella dell'attesa tra i fan e non solo, promettendo un palcoscenico imponente, un Eddie versione demone molto bestiale come non si vedeva da anni e soprattutto una scaletta da mille e una notte(qualcuno ha scomodato Alessandro il grande?). Vi ricordo inoltre per chi volesse informarsi e sapere tutto, ma  proprio tutto sul tour e la band con aggiornamenti sempre in tempo reale con tanto di curiosità varie vi invito ad andare sulle pagine Facebook "Iron Maiden Italy And Glory" o "Maiden's Forum", due pagine ben curate e gestite da veri ed appassionati amanti del sestetto inglese.  
Inoltre ricordo che il nostro staff sarà presente nella data fiorentina del 16 Giugno 2018 nella Visarno Arena per un succoso live report o per incontrarvi e berci  una "Trooper" beer per l'occasione.



A cura di:
Michele Puma Palamidessi 

23 maggio 2018

Nereide - Nereide (EP)

Nereide - Nereide
Genere: Post Metal
Etichetta: Karma Conspiracy Records
Anno: 2018

Direttamente dalle bellissime terre Salentine i Nereide esordiscono con il loro primo EP dal titolo omonimo, pubblicato tramite l'etichettta Karma Conspiracy Records. Nato inizialmente come una semplice "one man band" del cantante/chitarrista Roberto Spels; durante il 2016 verranno inseriti nella line up Cosimo Barbaro al basso e Giacomo Scoletta alla batteria, diventando effetivamente  un band composta da ben 3 elementi, il sound  del complesso pugliese è un Post-Metal abbastanza dinamico, arricchito da diverse influenze prog anni 70.

Infatti l'EP si mostra in tutta la sua particolarità con la opener "Mindfull", brano atmosferico, pieno di sfaccettature con una gran carica di emotività, il vero punto di forza di questo "Extended Play". Seguendo  la piccola tracklist ci imbattiamo nelle trascurabili "The Wave" e soprattutto la confusionaria ed inascoltabile "Sumise" che non colpisce molto l'ascoltatore ed è veramente difficile non "skippare" al brano successivo, troppa ricercatezza nel sound che sfiora la monotonia e linee vocali da rivedere assolutamente. Tutt'altro che terribile invece  "Polaris", un brano che alle volte ricorda i primi Tool con diversi tocchi personali del talentuoso Roberto Spels e nel complesso  un brano molto più gratificante rispetto ai due brani precedenti, un brano strumentale che  rialza la bandiera ad  un esordio da controllare  e rivedere.

nereide, un trio amalgamato che ha bisogno di tempo ed altre uscite discografiche per poter dire la loro in maniera più impattiva, il sound del Post- Prog Metal nella sua natura melodica non è di semplice fruibilità, purtroppo è facile annoiare l'ascotatore se non si hanno idee o componenti giusti nel ruolo giusto ( vedesi la parte vocale purtroppo non all'altezza della situazione). Un EP non bello ma nemmeno così inascoltabile aldilà di alcuni episodi, da rivedere.

A cura di:
Michele Puma Palamidessi

Rate: 5.5

Line Up:
Roberto Spels  (Chitarra, Voce)
Cosimo Barbaro (Basso)
Giacomo Soletta ( Batteria)

Tracklist:
Mindful
The Wave
Sunmise
Polaris


21 maggio 2018

Ulvedharr - Total War

Ulvedharr - Total War
Genere: Thrash Metal
Etichetta: Scarlet Records
Anno 2017

Secondo il parere di chi scrive, la scena musicale a cui gli italianissimi Ulvedharr appartengono è divenuta molto ripetitiva. Le band, e soprattutto i dischi, tendono tutti a somigliarsi tra loro, con poche, pochissime differenze a rendere i vari prodotti unici. C’è chi usa l’orchestra, chi utilizza delle parti prog. Ma la maggior parte della scena si somiglia troppo. Per fortuna, gli Ulvedharr non sono tra gli ultimi. “Total War” è un disco enorme. La formula è la stessa, come possiamo capire da “Wolves”, secondo brano del disco (dopo una intro atmosferica). Il Black-Thrash proposto dal combo bergamasco è semplice e diretto, senza fronzoli e senza troppe pretese. Ci sono brani più lenti e pesanti (Flagellum Dei), ma non per questo inferiori agli altri. Anzi, abbiamo dei minuti di falso respiro prima delle mazzate, come succede in “Inquisition”. La Titletrack alza l’asta del Black Metal, lasciandosi alle spalle un pochino il thrash rendendo l’atmosfera del disco instantaneamente fredda e cupa, come se fosse appena finita una battaglia senza precedenti. Atmosfera che diventa sempre più fredda con i successivi tre brani, che non fanno altro per l’appunto che rincarare la dose. Ed ecco che ad appena una canzone dalla fine la band rallenta, ritornando brevemente alle atmosfere del terzo brano. Siamo giunti alla fine di questa guerra, l’ultima battaglia ci sta aspettando, il campo ormai è disseminato di morte e sangue, tristezza e desolazione. L’arrivo di una nuova era oscura è imminente, e i 4 minuti di “The Dark Age” non fanno altro che accompagnare gli eserciti in una marcia veloce e devastante, ma dal sapore molto forte di morte. Ma la chiusura ci svela una cosa importante, ci fa riflettere su una cosa essenziale: la guerra non avrà mai fine.
Pausa, tregua. Ma mai una fine. Detto questo, è bene ripetere alcune cose. Gli Ulvedharr, con “Total War”, hanno mostrato che, anche se fai la stessa cosa fatta da centinaia di band prima di te, se lo fai con passione e voglia di farlo, riesci a farlo benissimo. Il disco è indispensabile per chiunque ami il genere, ma altrettanto essenziale per chiunque voglia approcciarsi o, come me, voglia dare una seconda chance al buon caro Black-Thrash metal. Certo, all’interno non ci troverete canzoni memorabili o passaggi unici, ma va benissimo proprio per la sua semplicità. Un disco che trasuda morte e disperazione ma che soprattutto non lascia prigionieri. Peccato solo per la copertina, disegnata in modo “infantile” e abbastanza “banale”, messa a confronto al contenuto del disco stesso.

A cura di:
Antonio Rubino (Heavymagazine.it °)

Rate: 7,5

Tracklist:
This Is War...
Wolves
Flagellum Dei
Inquisition
Total War
Wrath of Brenn
Krigaren
Master of Slavery
Legion
The Dark Age
...Will Never End